31 marzo 2008

“Volevo solo vendere la pizza”: il tragicomico mondo della burocrazia italiana

Quanti di noi hanno mai sognato di aprire un piccola impresa da gestire in proprio e organizzare in base ai propri sogni e passioni? In tanti, questo è certo. Ma molti, la maggioranza, a volte devono rinunciare a questo sogno dopo aver solo OSATO addentrarsi nella giungla della burocrazia da seguire per aprire anche l’attività più semplice. Basti solo pensare che in una recente classifica della Banca Mondiale, “Dove è più facile aprire un'impresa?”, l'Italia è all' 82° posto, addirittura dopo Kazakhistan, Serbia, Giordania e Colombia.
Un geniale giornalista dell “Espresso”, Luigi Furini (classe 1954), ha cercato di compiere un impresa epica e scoprire quali sono realmente le difficoltà di un cittadino qualunque che vuole aprire una impresa e si è perciò addentrato nella lunghissima trafila per aprire una piccola pizzeria. Questa speciale inchiesta è diventata un libro molto interessante: “Volevo solo vendere la pizza - Le disavventure di un piccolo imprenditore” (Garzanti, 2007) una tragicomica ed ironica avventura dai toni fantozziani, diventata uno dei casi editoriali dello scorso anno e arrivato all’ennesima ristampa. E' proprio Furini a raccontare con tanti aneddoti spassosi, tra il serio e il faceto, le sue incredibili peripezie durate ben due incredibili anni. Il provetto piccolo imprenditore racconta così del primo periodo, sei mesi, trascorsi nella miriade di corsi seguiti: da quello di primo soccorso a quello antincendio, passando per il corso sulla prevenzione degli infortuni. Narra delle migliaia di appuntamenti con commercialisti e avvocati. Informa le «lavoratrici gestanti» dei rischi che corrono...ma solo quelle «di età superiore ad anni 15». E poi c’è l’ASL con tutti i regolamenti sull’igiene, alcuni davvero strani come ad esempio l’obbligo di installare e numerare le trappole per topi o il decalogo che insegna quando bisogna lavarsi le mani. Per non parlare dell’acquisto di centinaia di marche da bollo, la compilazione (e pagamento) di un’infinità di bollettini postali.
Dopo avere superato tutti i corsi, sei mesi dopo (e quasi centomila euro in meno), Furini apre finalmente “Tango”, una micro-pizzeria al taglio nella sua città, Pavia. Ma naturalmente non è mica finita qua: dalla prima commovente margherita sfornata calda e fumante, subentrano continui e problematici rapporti burocratici coi lavoratori e con i sindacati. I vari dipendenti che presentano in continuazione certificati di malattia, con la vicenda della dipendente in malattia beccata a lavorare in un'altra pizzeria (che poi si metterà in proprio e addirittura citerà in giudizio Furini per ingiusto licenziamento); l’altro assunto che, dopo soli 35 giorni lavorativi, chiede 700 euro di straordinari; e ancora l’egiziano Mustafà che abbandona, senza giustificato motivo, il proprio posto di lavoro e cita,anch’esso, Furini in giudizio. Per non parlare coi rapporti difficili con la Guardia di Finanza (516 euo di verbale per aver regalato un trancio di pizza da un euro ad una bimba ). Le bagarre con gli ispettori dell'Asl che non sapevano manco come ispezionare, l’acquisto della licenza da bar per mescita con la quale poter vendere le lattine con la cannuccia, perché le bibite in lattina non si potevano vendere con la licenza di artigiano ( che vieta di vendere merci che non si producono).

Morale della triste favola: dopo due anni di tortuosa corsa ad ostacoli, Furini chiude bottega e vende l’attività, sopraffatto dalle continue difficoltà. Questo libro è, come scrive nella prefazione Marco Travaglio, “un ritratto del nostro Welfare straccione e folgorante e impietoso, politicamente scorrettissimo proprio perché molto più autentico e realistico di qualunque trattato economico”. Un volume scritto benissimo, ironico, pessimista, esilarante e molto autorevole, poiché si tratta di una vera esperienza narrata in presa diretta, che mette benissimo in evidenza il ruolo della classe politica e delle forze sindacali che invece di aiutare le piccole imprese, tartassano i piccoli imprenditori su ogni fronte. Un atto di accusa ed una riuscita critica, insomma, verso un sistema inconcludente che colpisce sempre le parti sbagliate, che fa anche riflettere sulle incrostazioni dell'Italia.

Voto: 7

27 marzo 2008

“Water Horse - La leggenda degli abissi”: il gigante e il bambino

Primavera cinematografica ricca di nuove e interessanti pellicole che, a partire dal periodo pasquale, stanno invadendo le sale italiane. Quest’anno la pellicola “pasquale” prescelta è stata Water Horse - La leggenda degli abissi”. Una storia tratta dal racconto di Dick King-Smith (ex fattore del Gloucestershire, diventato scrittore del libro e del celebre e omonimo film “Babe - Maialino coraggioso” che racconta le avventure di un maiale che sopravvive al pranzo di Natale e realizza il sogno di diventare un infallibile “maiale da pastore”) che in poche parole rilegge, in chiave fantastica, la leggenda del mitico “mostro di Lockness", raccontandone l’origine e la bellissima “vera storia” in una splendida cornice naturalistica grazie alle riprese fatte in una magnifica Nuova Zelanda. Il film, diretto da Jay Russell, è ambientato nella Scozia della Seconda Guerra Mondiale: papà è andato in guerra e il dodicenne Angus MacMorrow (interpretato da un convincente Alex Etel) – che con l'acqua non va molto d'accordo - trova sulle rive del lago di Ness uno strano sasso e decide di portarlo a casa. In realtà scoprirà presto che si tratta di uno strano uovo con animaletto a sorpresa! Il dolcissimo cucciolo, molto simile ad una foca ma dalle fattezze di un dinosauro digitale, nasce subito e si rivela un piccolo birbantello in perenne agitazione che sarà subito battezzato da Angus con un nome azzeccato: Crusoe. Il cucciolo, accudito dal ragazzino, è dotato di un appetito insaziabile che lo fa crescere talmente in fretta che in men che non si dica raggiunge una stazza considerevole da non permettere più al ragazzo di nasconderlo nella vasca del bagno della sua casa. Inoltre tutta la comunità è in allarme per le battaglie della seconda guerra mondiale e per i sottomarini tedeschi che potrebbero arrivare da un momento all’altro dai fiordi. In loro difesa arriveranno sul luogo dei soldati locali che occuperanno proprio la casa della famiglia di Angus, costituita dalla sorella maggiore e dalla loro rigida madre. Una situazione che non aiuterà l’esistenza di Crusoe che però verrà aiutato anche da dei nuovi amici che cercheranno di proteggerlo.

I pilastri narrativi su cui poggia “Water Horse” sono quelli classici della commedia “very british”, a partire dal cast che vede, perfettamente a suo agio, la veterana Emily Watson nei panni figura di una madre molto severa all’apparenza ma molto fragile e dolce; ed il bravissimo Alex Etel che ha la faccia giusta e i tempi perfetti.
Ma la vera forza del film è data dai ricchi e straordinari effetti speciali, opera della “Weta”, che esaltano ancor di più le vicende dell’inusuale amicizia tra il protagonista e la dolcissima e simpaticissima creatura marina.
Inoltre le chiavi di lettura sono molteplici, ben architettate e ottimamente intrecciate: vedi la riuscita ambientazione nel periodo bellico (riflessione sulle guerre), la nascita della leggenda del mostro di Lochness, il tema della solitudine e l’importanza di alcuni valori che oggi stanno irrimediabilmente scomparendo. Perciò una pellicola non superficiale o banale ma ricca di sentimenti, splendide animazioni digitali, buone prove recitative del cast intero, qualche sorriso e una empatia col piccolo protagonista del film, che cresce man mano. La reale sensazione è che la difficile alchimia tra sceneggiatura ed effetti speciali in questo caso è a buonissimi livelli.

Di grande impatto alcune delle scene madri del film: quella in cui il piccolo Angus, a cavallo di Crusoe, si tuffa nel famoso specchio d'acqua scozzese e vince la paura dell’acqua e degli abissi; e la splendida sequenza prima del finale (portatevi una bella scorta di fazzolettini di carta!)…che ovviamente scoprirete voi stessi qualora deciderete di rimanere affascinati dalle gesta dei due protagonisti! Da notare come in momenti del film sembrava quasi di assistere a delle scene a metà strada fra “Free Willy” ed “E.T.”. Certamente “Water Horse - La Leggenda degli abissi” non offre nulla di inedito o innovativo, ma riesce sicuramente a raggiungere egregiamente lo scopo ultimo della sua missione di “film per famiglie”: emozionare, far riflettere e divertire.

Il mio voto: 7

"Water Horse: la leggenda degli Abissi" il trailer:

25 marzo 2008

Seven Secrets!

Da qualche tempo circolava questo MeMe sulla blogosfera…e speravo di farla franca. Quanto mi sbagliavo. Nominato due secoli fa dal buon vecchio Gianluca (lo trovate su http://ilbarsottoilmare-gianluca.blogspot.com/gianluca.blogspot.com/) e forse da qualche altro gentile blogger che forse mi sfugge (perdono!)sono stato chiamato in causa. Bando alle ciance... lo svolgo subito anche perchè è molto intrigante e pettegolo. Bisogna semplicemente (ma non lo è) confessare 7 piccoli segreti che riguardano il povero blogger malcapitato.

Ecco le mie confessioni (acqua in bocca…eh?!):
1. ho viaggiato numerose volte a scrocco per metro e bus di Roma ai tempi delle lezioni universitarie. Beccato qualche volta dai controllori sono sempre riuscito a farla franca. Mi inventavo le peggio storie! Una volta ho fatto gli occhi dolci alla “controllora” (mooolto caruccia) ed ha funzionato (ego al massimo!!!).

2. ho la fobia dell’intera famiglia degli aracnidi (ragni & Co.). Anche una semplice tarantola mi terrorizza. Ma riesco, per fortuna, a controllarmi specialmente quando sto in mezzo agli altri (…anche se mi cago sotto!).

3. ho una passione spropositata per le sorpresine dei mitici “kinder sorpresa”. Avete presente le bellissime ed inedite serie di pupazzetti "a tema" in simil-plastica (quindi non quelli smontabili) che imperversavano fino verso la fine degli anni 2000? Misteriosamente non sono più adottati dalla Kinder e per questo sono diventate oggetto di culto dei collezionisti che le cercano dappertutto. La mia collezione è orgogliosamente vasta e gelosamente custodita in un caveau svizzero.

4. più di una volta ho falsificato le firme dei miei genitori sul libretto di assenze che usavo alle scuole superiori (mitica Ragioneria!!). Le assenze a causa di “motivi familiari e/o personali” si sprecavano. Non so quante volte ho fatto il funerale al nonno scomparso decenni prima.

5. non so andare in moto. Un semplice cinquantino mi mette ansia. Ho paura di non esserne all’altezza e di cadere rovinosamente come un baccalà. Chiamatemi pure impedito…ma preferisco andare a cavallo di una più sicura e cara Graziella.

6. qualunque viaggio faccio, piccolo o grande, mi procura puntualmente quell’antipatico “cagotto del viaggiatore”. Per questo porto sempre gelosamente con me una scorta di miracolosi blocca-diarrea (“ImodiumI Love You), fazzoletti di carta in quantità industriale e qualche confezione di Santa Enterogermina”.

7. odio profondamente topo Giggio D’Alessio e sto preparando un piano per la sua eliminazione fisica. In passato è più volte miracolosamente scampato ai miei vari attentati. Ma la prossima volta non succederà: mi avvalgo, da qualche tempo, della preziosa e straordinaria collaborazione di Will Coyote e del gatto Tom. Faremo faville. Gigio, trema!

I miei nominati, in ordine del tutto casuale e bastardo, sono:
NESSUNO! ... visto che molti di voi lo hanno già fatto. Adesso PROSTRATEVI ai miei piedi e ringraziatemi umilmente.


Ps: le dichiarazione sopra riportate possono essere suscettibili di variazioni dell’ultimo secondo e principalmente non rappresentano, in nessun caso descritto, reale volontà o verità alcuna.
Ps2: tranne il punto 7.

21 marzo 2008

Pasqua 2008: auguri!

Tra esodi sotto la pioggia, rincari vari ed eventuali e temperature sottozero...CliccareMimmo augura a tutti voi una serena e felice Pasqua 2008.
Per la cronaca sono nelle profonde lande calabre nelle braccia calorose e tenere della mia famigliola che cerca di ingozzarmi perche sarò per sempre "...deperito". Anche con qualche evidente chiletto in più. Grazie per la vostra costante ed affettuosa presenza! Sento di volervi troppo bene.
E dopo le feste...giurin giuretto che svolgo tutti gli "arretrati" del blog. Compatibilmente col lavoro. Abbiate solo tanta pazienza e datemi modo di "abituarmi" alla mia nuova vita da precario.
E voi che farete in questi giorni? ;)

14 marzo 2008

Precario e contento

Vorrei sinceramente ringraziare tutti quanti voi per i vostri numerosi e bellissimi incoraggiamenti che affollano i commenti del precedente post ma che hanno anche però, aihmè, provocato uno sterminio di lupi, balene, ricci e diosacheccosa! Cavoli vostri col WWF! :) Scherzi a parte vorrei aggiornarmi sulla mia attulae situazione: il lavoro è partito bene, l’ambiente è ottimo e il team molto affiatato! Senza entrare in inutili dettagli, posso dirvi che ricoprirò il ruolo di segretario di (ben) due facoltà di un nuovo ma importante e organizzatissimo Ateneo romano. Per un piccolo periodo farò affiancamento per poi ritrovarmi con gli “strumenti” adatti per affrontare il mio nuovo ruolo che prevede una bella dose di responsabilità e precisione. Unico e prevedibile neo: contratto temporaneo che scade a fine Luglio. Ma per adesso non voglio pensarci…sto canalizzando tutte le mie energie, le risorse ed il mio “delicato” ma puntiglioso Karma verso questa nuova avventura lavorativa. A tutti coloro, e sono tanti, che si ritrovano nella mia condizione da “disperato/a a caccia di lavoro” posso solo consigliare di non scoraggiarsi MAI. Le occasioni arrivano per tutti, prima o poi.
Se poi volete seguire il preziosissimo consiglio di colui che vorrebbe tornare a guidare le nostre bistrattate e fragili condizioni di cittadini italiani…fate pure. «Io, da padre, le consiglio di cercare di sposare il figlio di Berlusconi o qualcun altro del genere; e credo che, con il suo sorriso, se lo può certamente permettere» così suggerì qualche sera fa il “simpatico ed ironico” Berlusca ospite a "Punto di vista" del Tg2 ad una ragazza che gli aveva chiesto come possano farsi una famiglia i giovani precari. Peccato che non ci sia nulla da ridere o per la quale fare ironia spicciola. Ma lo sappiamo tutti. Alla sua veneranda età un attacco di arteriosclerosi ci sta tutto e poi, poverino, di questi tipo di “problemini” non ne ha mai avuti. Infatti, subito dopo, il giocoso Berlusconi è tornato serio elencando una miriade di proposte per aiutare i giovani, dalle agevolazioni sui mutui al piano-casa. Nota di merito al giornalista, conduttore della trasmissione, Maurizio Martinelli che aveva aggiunto: «Presidente, credo che di figli di Berlusconi in giro ce ne siano pochi...» e l’accattivante Cavaliere, nuovamente stimolato, ha prontamente risposto (sempre con sorriso stampato) alla ragazza : «Se dovessi dire qual è il consiglio più valido, penso sia quello che le ho dato all'inizio...».
Inutile ipotizzare che le prossime settimane del primogenito Pier Silvio ma anche del più giovane Luigi, compresi nipoti e progenie varia, saranno ricche di smistamento di richieste di matrimonio e/o richieste di assegni di mantenimento da parte di un gigantesco gruppo di precari e precarie. Mi raccomando donzelle italiane: requisiti essenziali sono la condizione di precarietà e un lodevole sorriso! "Meno male che Silvio c'è"... Sic!

il consiglio del simpatico Berlusconi:

11 marzo 2008

Mimmo at work!

Completini giacca e cravatta in gran rispolvero. Finalmente domani, inaspettamente (mi ero quasi giocato un rene per scommessa: pensavo di essere chiamato subito dopo le vacanze pasquali), inizio una nuova e seria esperienza di lavoro. Che la forza sia con me! :)
E voi state tranquilli poichè CliccareMimmo continuerà, per vostra disgrazia, ad andare avanti; proprio come ululava il buon vecchio Freddie, il motto di cui faccio tesoro è l'indissolubile "...the show must go on!" ;)

10 marzo 2008

Scarlett Johansson: 'e accattatevilla!

È sicuramente uno dei “bronci” più sexy di Holliwood anche se onestamente a me fa più tenerezza e simpatia (sarà la sua aria da ragazzona-maschiaccio sempre allegra?). È lei: Scarlett Johansson, musa prediletta di Woody Allen e attrice lanciatissima nel cinema statunitense. Proclamata e strombazzata dalla stampa patinata come il sogno proibito della stragrande maggioranza degli uomini, la procace sellerona ha deciso di…mettersi all’asta su eBay. Fino al 12 marzo, infatti, potete provare ad accaparrarvela sul famoso e celebre sito d’aste (sotto il link diretto). In palio un appuntamento con lei alla prima del suo film “He’s Just Not That Into You” che uscirà nel giugno del 2009. Potrete così accompagnare la burrosa diva alla première e sfilare al suo fianco sul red carpet. Tutto vero! Scarlett non è uscita fuori di cotenna…infatti si è messa all’asta per una giusta causa, ovvero raccogliere fondi per beneficenza in favore di “ONG Oxfam America”, associazione con la quale collabora dal 2005 per aiutare le popolazioni bisognose del sud-est asiatico. Sappiate solo che l’asta, ad oggi, è passata dal prezzo iniziale di 0,65 dollari alla cifra ragguardevole di ben 38,200 dollari. L’offerta è un All Inclusive: oltre all’appuntamento include anche un servizio di “trucco e parrucco” (non OSERETE presentarvi in quel modo, vero?!)per presentarsi al meglio all’incontro e una macchina di lusso, con tanto di autista, che vi condurrà direttamente sul set americano del film. Ovviamente spedizione e montaggio sono esclusi. Se siete suoi fan sfegatati consolatevi del fatto che con l’euro favorevole se po’ ffà…e farete anche una buona azione. Sappiate anche che se non vi basta stare in compagnia della simpatica Scarlettona, vicino alla vostra poltroncina al cinema potrebbero sedersi gli altri componenti del cast della pellicola: Drew Barrymore, Ben Affleck e Jennifer Aniston. Occasione d’oro per scambiare qualche amabile chiacchera. A seguire il video allegato all’asta della sellerona ed il link per puntare subito. Buona asta ;)

08 marzo 2008

Festa della donna: 100 anni di speranza

8 marzo 1908 - 8 marzo 2008: 100 lunghi anni di quella che, nel 1977, fu proclamata dall' Assemblea Generale delle Nazioni Unite come "Giornata internazionale della donna", ma più comunemente conosciuta come "Festa della donna", e caratterizzata da un secolo di storia per le donne occidentali che ha visto un complesso cammino fatto di movimenti politici, sociali e ideologici con l'obiettivo dell'emancipazione e della liberazione delle donne. Una 'festa' tra miti e verità, consumismo e impegno reale, che ha comunque il valore simbolico rappresentato da tutte quelle associazioni e movimenti femministi che cercano di attirare l’attenzione dell’opinione pubblica sui problemi che tutt’ora pesano sulla condizione delle donne e raccontano di incredibili e assurde storie di violenza, di emarginazione e di sopraffazione di cui purtroppo molte donne sono quotidianamente vittime in ogni angolo del mondo.
In questo senso vuole andare il mio personale augurio a tutte voi donne che, ne sono convinto, potete essere il vero "jolly" di una futura società più giusta e bilanciata, visto che oramai l'attuale condizione delle nostre società è fin troppo brutalizzata e forse troppo maschilista. Consentitemi anche di postare un divertente e ironico video di quel gran simpaticone di Gip, Iena disincatata, che ha elencato le cosiddette "30 frasi (da non dire) per abbordare una donna". AUGURI, donne!

Vignetta di Mauro Biani

Tratto da Le Iene, Gip e le "30 frasi (da non dire) per abbordare una donna":

Ps: anche CliccareMimmo sostiene la battaglia contro la violenza sulle donne! Grazie ad Elle! Aggiungete anche voi il logo dell'iniziativa:
Vai allo speciale 8 Marzo

05 marzo 2008

“Sweeney Todd - Il diabolico barbiere di Fleet Street”: atroce bellezza!

E’ finalmente uscito l’ultimo attesissimo film di quel gran genio assoluto di Tim Burton! La sua ultima favola nera è la storia di “Sweeney Todd - Il diabolico barbiere di Fleet Street”, trasposizione dell’omonimo musical macabro scritto nel 1979 dal famoso autore Stephen Sondheim e andato incontro a un totale successo a Broadway e a Londra da raggiungere le 557 repliche, seguite da vari premi. Il musical, a sua volta, è tratto dal racconto “The String of Pearls”, scritto nel 1846 da Thomas Prest e poi ripreso negli anni ’70 dal commediografo ed attore Christopher Bond, che ne fece una versione più romantica rivestendo di un alone eroico un uomo che in origine era solo un feroce rapinatore e serial killer. Una storia, per la prima volta non originale, ma perfetta per Burton che la rielabora e ne fa una tenebrosa parabola di Sweeney Todd, innocente barbiere di Fleet Street a Londra, che per vendetta si farà sanguinario colpevole di efferati misfatti ottocenteschi, pagandone però un prezzo altissimo.
Al fianco di Burton, ancora una volta, i suoi attori “feticcio”: ovvero la onnipresente mogliettina Helena Bonham Carter, nella sua stralunata ma lucida follia, e per la sesta volta il suo pupillo, uno spettacolare Johnny Depp. I due sfoggiano insospettate doti canore, che accrescono ulteriormente l’orrore per la leggerezza con la quale cantano, mentre a pochi metri da loro avvengono cose…inenarrabili. Perfetto il resto del cast, dall’ottimo Alan Rickmann, crudele e arrogante, a Timothy Spall, il suo aiutante viscido e minaccioso; al giovanissimo esordiente Edward Sanders, orfanello “adottato”dalla mostruosa coppia. A concludere il cast altri due esordienti: Jamie Campbell Bower e Jayne Wisener, i due giovani innamorati che tentano di sottrarsi alla crudele follia degli adulti. La vicenda melodrammatica e sanguinolenta del leggendario barbiere vendicativo è ambientata in una Londra vittoriana immersa nell’ atmosfera più gotica possibile, forse eccessiva persino per un’opera di Burton, che da anni ci fa amare i suoi personaggi più neri.
Ma in fondo è senz’altro un’ambientazione convincente visto la storia di corruzione morale che regna sovrana e coinvolge ogni singolo personaggio.

Trama:
Porto di una nebbiosa e squallida Londra. Dopo 15 lunghi anni di durissimo carcere fa il suo ritorno il barbiere Benjamin Barker, condannato innocente da Turpin, un giudice corrotto, che vuole impadronirsi della sua bella e dolce moglie, dalla quale aveva appena avuto una figlia. Torna in Fleet Street e ritrova la vedova Nellie Lovett, che vende "i peggiori pasticci di carne della città", e dalla quale Benjamin scopre il tragico epilogo della sua famiglia. Assetato di vendetta viene convinto dall’intraprendente bottegaia che la vendetta è un piatto che va servito freddo. Benjamin così decide di inventarsi un nuovo nome, Sweeney Todd, e aprire un salone di barbiere proprio sopra il negozio della signora Lovett. Con l'aiuto della donna e del suo prezioso set di rasoi col manico d’argento, Todd si dedica a ripulire Londra (in un modo molto macabro) da tutta l'aristocrazia corrotta e, mentre realizza pian piano la propria vendetta, tenta di ritrovare sua figlia. Ma la vendetta supererà presto il punto di non ritorno, fino allo strabiliante finale che vedrà risolti tutti i misteri.

Spettacolare la cinepresa di Burton che corre all'impazzata e attraversa il buio della notte, in un colore desaturato fino al bianconero che sembra avere l'odore acre del carbone, dello smog e della rivoluzione industriale. Queste bellissime scenografie, dai colori che sono infinite variazioni del nero, sembrano pervadere non soltanto il racconto ma soprattutto il cuore dei suoi personaggi, contro i quali la società si rinchiude respingendoli con diverse conseguenze, costretti a vivere ciascuno chiuso nel proprio sogno-incubo. Le musiche e le liriche (tutte sottotitolate) sono tutte di Stephen Sondheim, celeberrimo compositore americano di musical, e costituiscono più dell’80% del film. Bellissime i duetti, le sfide e i vari battibecchi cantati personalmente, con passione ed incredibile professionalità, da tutti i personaggi! Uno su tutti è il riuscitissimo duetto/duello tra Todd e il barbiere Adolfo Pirelli, un piccolo ruolo per Sacha Baron Cohen davvero convincente nei panni di un magniloquente imbroglione di origine italiana, che tenta di contrastare i piani di Sweeney. Ed è a partire dai confronti tra tutti i comprimari che si avverte la disturbante sensazione di avere a che fare con un mondo marcio. Nota particolare del film è il gran ricorso al sangue da parte che stavolta scorre copioso come mai prima in un film di Burton. Se finora aveva lasciato intuire più che mostrare, in questo caso Tim decide di esagerare mostrando il diabolico barbiere assetato di vendetta che taglia gole, non barbe. E ne taglia un sacco, mentre il sangue sgorga, zampilla, si spande a fontana, ottenendo l’effetto incredibile di avvincere lo spettatore, laddove avrebbe dovuto inorridirlo. Immancabili le battute e le scene imbevute del classico umorismo macabro e nero delle pellicole burtiane. Un'altra particolarità è la natura dei personaggi tutti intrinsecamente cattivi e perversi, a partire dal giudice e giù fino al piccolo Toby. Come se Burton volesse lasciare allo spettatore fare i conti con le possibilità, in realtà piuttosto scarse, di parteggiare per il folle duo di assassini o per l’intera società che li ha essa stessa creati.
Un’opera come questa rappresenta un prodotto di raffinato artigianato, nata sapientemente dalla inconfondibile firma di uno dei migliori registi del nuovo secolo e attorniato da un insieme di artisti, ciascuno eccelso nel proprio campo: ricordiamo che proprio il mitico Dante Ferretti insieme alla moglie Francesca Lo Schiavo, italianissimi, sono freschi di un meritato Oscar (il secondo dopo quello per The Aviator di Scorsese) proprio per la migliore scenografia di questo film. Superfluo dire che Sweeney Tood è atrocemente bello, fastoso, disperato e feroce. Sconsigliato a chi sviene per la sola vista del sangue.

Il mio voto: 9


“Sweeney Todd - Il diabolico barbiere di Fleet Street”, il trailer:

04 marzo 2008

"Spot!": profilattico Control Nature, "...di chi è questo?"

Nuova puntata di "Spot!" dedicata ad un indimenticabile pubblicità. Era la fine degli anni '80 quando sulle tv italiane esordì uno spot che pubblicizzava un famoso profilattico e che ad oggi è considerato il migliore mai realizzato per questa particolare categoria...che è sempre soggetta ad ovvio rischio "censura". In Italia era quasi inimmaginabile proporre uno spot su un prodotto del genere ma in questo caso è stato un pericolo scampato alla grande vista la grande genialità con la quale è stato messo in piedi. Siamo in una tipica aula delle superiori nel cambio d'ora. Entra un ingessatissimo e serissimo professore vecchio stampo. Si avvia verso la sua cattedra quando avviene l'irreparabile: nota che per terra c'è qualcosa di "strano". Si abbassa e prende in mano un eloquente e inconfondibile profilattico. Silenzio di tomba. Il bacchettone sentenzia un inquisitorio "Di chi è questo?" che dopo alcuni imbarazzanti secondi sarà riempito dalla corale confessione di gran parte degli studenti che, uno dopo l'altro, rispondono con un semplice "E' mio...". Entrambe le battute passeranno alla storia per quanto verranno parodiate ovunque da tutti gli italiani, grandi e piccoli. Proprio i più giovani spettatori non avevano timore a rifare la celebre domanda o risposta...visto che in pochissimi (me comporeso!...quanto eravamo ingenui!) avevano capito di COSA si trattasse esattamente!
Chi di voi lo ricorda? Rinfreschiamoci la memoria e rivediamolo nella sua versione "deluxe" di 45 secondi! A seguire anche l'esilarante spezzone tratto dal film trash "Anni 90" del 1992, dove un giovane e sbruffone Ezio Greggio fa il verso proprio a questa nota pubblicità.


Spot "Control Nature", fine anni '80:

Parodia di Ezio Greggio, tratto dal film "Anni 90":

03 marzo 2008

Sanremo: Festival sulla via del tramonto?

È stata una settimana molto particolare quella appena trascorsa. Tra fatti di cronaca assurdi e molto tristi (vedi la strage nei pressi di Fiumicino e il caso dei fratellini Pappalardi), l’Italia, per l’ennesima volta, è stata in balia del carrozzone Sanremese giunto alla sua stanca e tiratissima 58esima edizione. A farne gli onore sempre loro: il cerimoniere bravo e ineccepibile, contornato dalle “redivive” vallette (ma non chiamatele cosi…si potrebbero offendere! Anche se la loro funzione è identica a quella di 20 anni fa), una bionda l’altra mora, e l’eccellente spalla dai tempi comici. Aggiungete qualche nome della musica internazionale, un paio di fenomeni da baraccone e svariati markettoni da spotlandia. Da contorno un gruppetto di cantanti e affini, molti dei quali tutto hanno meno che il titolo di “Big”.
Tralasciamo tutte le polemiche (reali o finte che siano) e analizziamo bene il fenomeno Sanremo. Quanti di noi, oggi, attendono veramente il Festival con ansia? È ancora un evento o è semplicemente una istituzione fine a se stessa che se non ci fosse sarebbe uguale?
Il dramma si presenta quanto mai attuale: quest’anno anche un altro attesissimo evento ha subito una emoraggia di ascolti, la premiazione degli Oscar. Tornando a Sanremo, questa edizione ha avuto ben 10 punti in meno rispetto al 2007: la media delle cinque serate infatti ha registrato uno share pari al 35,44% con poco più di 6 milioni di spettatori. E fa riflettere che le punte massime di ascolto si sono toccate con le “esibizioni” di Carlo Verdone che ben in due serate è stato ospitato per lanciare il suo prossimo film. Di chi sarebbe la colpa, della Rai o del Comune di Sanremo che non ha saputo difendere la sua manifestazione? La Rai, totalmente delegata dal Comune, ha indubbiamente trasformato la manifestazione in un grande varietà (vedi esigenze di sponsor e auditel), nel quale canzoni e cantanti sono l’insipido contorno. Ma non scordiamoci che Sanremo ha perso pure la sua storica fama di “trampolino di lancio” per giovani cantanti desiderosi di farsi conoscere o di affermati artisti delle sette note che gareggiano e appassionano il telespettatore. Oggi i modi per farsi conoscere sono svariati (vedi il fenomeno YouTube o i migliaia di talenti musicali che infestano MySpace) e francamente Sanremo sa un po’ di stantio e non ne regge il paragone.
Molti però sono convinti che per riportare la manifestazione agli antichi splendori ed ai grandi ascolti è sufficiente, prima di tutto, accorciare la durata del Festival e successivamente bisogna capire che le canzoni e i cantanti ritornino protagonisti con i presentatori al loro totale "servizio". Necessario anche eliminare i “super ospiti”, che sembrano creare cantanti di serie A e serie B, mentre gli ospiti stranieri dovrebbero essere non più di uno o due a puntata, di attualità e fama mondiale. E fin qui siamo d’accordo. Ma queste nuove regole permetterebbero il ritorno dei grandi artisti in gara? Servirebbe loro fregiarsi del titolo di “vincitore del Festival di Sanremo”? ….un onorificenza che, francamente, oggi equivale a “diventare sindaco di Topolinia”. Diciamolo pure! È anche un dato, vedi il “flop” Oscar 2008, quello che le trasmissioni di grande successo non fanno più gli ascolti d’un tempo. Oggi quando si arriva a toccare i 9 o i 10 milioni c’è da leccarsi i baffi. Il resto è grasso che cola. In fondo, l’importante, è aver fatto un buon lavoro e sinceramente quello dell’ultimo Sanremo è stato soddisfacente. Sarà che siamo disabituati alla tv elegante, patinata ed educata.
Per concludere, sono arciconvinto che Sanremo continuerà ad esistere. Nel bene e nel male. Ricordo che poi l’italiano ha la memoria corta. L’anno venturo ci scorderemo di tutto questo “floppume” e saremo pronti e ri-criticare questo vecchio, scontato e “palloso” Festival. Che ne pensate voi?
Vi risparmio, inoltre, la mia scheda generale coi miei voti canzone per canzone. Anche perchè non ne avevo nessuna voglia :)

ps: nella Messaggeria a lato il vostro Mimmo ha azzeccato esattamente la triade vincitrice del Festival (Ponce/DiTonno - Tatangalessio - Moro)...togliendo Mietta che avevo dato per probabile favorita (sarà che la stavo ascoltando di pomeriggio e mi aveva preso!). Cosa aspettano a chiamarmi per far parte della giuria di qualità?? Moccia sì ed io no?! ;)