Futuro Atomico? Ancora una volta: NO, grazie!

Tra cinque anni, entro il 2013, i cantieri delle centrali atomiche italiane di terza generazione saranno aperti. Parola del ministro per lo sviluppo economico,
Claudio Scajola, che coglie l'occasione dell'assemblea di Confindustria e prende al volo l'invito della neo presidente Emma Marcegaglia a riaprire gli investimenti nel settore. Alla facciaccia di quanto sancito dagli italiani in uno storico referendum di qualche decennio fa e la grande incertezza sulla sicurezza degli impianti stessi, a oltre 22 anni dall'incidente di Chernobyl, che non assicura ad oggi le dovute garanzie per l'eliminazione del rischio di incidente
nucleare e la conseguente contaminazione radioattiva. Nella migliore delle ipotesi discusse a livello internazionale, con esiti positivi di tutti i possibili sviluppi tecnologici attualmente in fase di ricerca, si parla solamente del 2030 per vedere in attività la prima centrale di quarta generazione.


A rincarare la dose a sfavore di questa nuova ondata pro-nucleare (la campagna a favore è già partita e attraversano i media cercano di lavarci il cervello circa la sicurezza e l'utilità delle centrali) hanno preso la parola anche Greenpeace, Legambiente e WWF che hanno presentato in questi giorni le ragioni della loro contrarietà all'atomo. Le loro conclusioni sono indiscutibili e documentate: sappiamo che per fermare la febbre del pianeta e ridurre la bolletta
energetica italiana la soluzione più immediata, economica e sostenibile è fondata esclusivamente sul risparmio, sull'efficienza energetica e sulla possibilità di sviluppo di tutte le fonti rinnovabili (solare, eolico, fino al biofuel da batteri con alghe, ecc.)! Secondo il dossier (link a fine post) presentato a Roma dalle tre associazioni ambientaliste, riaccendere i reattori costerebbe tra i 30 e i 50 miliardi di euro, tra istallazioni di centrali e costruzione da zero dell'intera filiera. Ma cosa più grave è la
certezza che non esistono ad oggi soluzioni concrete al problema dello smaltimento dei rifiuti radioattivi derivanti dall'attività degli impianti o dalla loro dismissione.


Allora cosa c'è sotto?
Semplicissimo: soldoni&interessi. Il piano del governo ha infatti come semplice obiettivo quello di permettere all'Enel di entrare massicciamente nel mercato mondiale. Avevamo dubbi?

Ma l'Italia non ne è pienamente convinta: basti pensare che il Piemonte ha già detto no, come la Toscana. Il Friuli sì ma non può come l'Umbria e le Marche: terre ballerine. Come le regioni da Roma in giù, bramate dai terremoti. Per le dieci centrali annunciate, restano Lombardia, Veneto, Emilia e forse Liguria. Poche. Ne servono altre. La Sardegna, ad esempio. Perfetta, anche asismica. Lo sapeva bene il precedente governo del Berlusca che stava per stoccare in terra sarda le antipatiche scorie nucleari. Una pattumiera atomica che sembra fare un baffo agli attuali cumuli di monnezza napoletana. Da subito un gigantesco, rinnovato e potente: NO, grazie!
Commenti
Insomma arriveremmo cmq tardi oltre ai rischi che nessuno ha risoltoinerenti alle scorie.
Ribadiamolo quindi tutti quanti NO AL NUCLEARE.
Ciao Mimmo sei sempre un grande!!!
Daniele
SE dovessi decidere del futuro energetico del paese farei un pianificazione che pur puntando sulle energie rinnovabile (che temo non siano sufficienti...), non escludesse del tutto l'ipotesi nucleare. Vaglierei pro e contro di ogni ipotesi e chiaramente anche la percorribilità di ogni scelta. Certo, potrei anche giungere alla conclusione che il nucleare non convenga o che non sia lungimirante, secondo l'ipotesi illustrata da Daniele.
Ciao:-)
Ciao lavoratore!
:-)
Spiace deluderti ma io sono molto PRO. Lo sono stato, lo sono e lo saró in futuro.
:-P
Contenti i votanti del Berlusca..Bravi bravi bravi!
Controllo ricambiato...
marina
credo che il nostro pese abbia bisogno di rendersi indipendente sul piano energetico e che questa cosa debba passare non solo attraverso lo sviluppo delle fonti rinnovabili, ma anche necessariamente attraverso il nucleare: credo che sia semplicemente ridicolo irrigidirsi su una posizione sfavorevole, mentre poi importiamo a caro prezzo dall'estero proprio energia prodotta dalle centrali nucleari.
sono altre sì convinto che tecnologie e mezzi ci siano e siano sufficientemente sicuri per approntare questa impegnativa sfida, certo è anche che non mi sentirei di biasimare le popolazioni che si troverebbero ad affrontare la costruzione di una centrale nella loro zona, visto che abitiamo in un paese dove la ordinarietà della normalità diventa straordinaria, e dove spesso gli interessi personali si antepongono a quelli della collettività: su queste cose non si scherza e bisogna essere rigorosi!
probabilmente ci meritiamo anche questo...
ciao e buona giornata,
M@;-)