Addio Enzo Biagi, testimone di un Secolo


La sfolgorante e fulminea carriera giornalistica di Enzo Biagi inizia quando, appena diciottenne, lavora come cronista al Resto del Carlino. Sarà protagonista della guerra partigiana e successivamente direttore a Milano del settimanale Epoca; entra alla Rai nel 1961 e fonda la prima rubrica italiana d’attualità che porta in televisione lo stile giornalistico del rotocalco: “RT-Rotocalco Televisivo”, un quindicinale del Tg che tratta di politica interna e estera, di cronaca e di costume con servizi e approfondimenti che hanno fatto storia (fu uno dei primi a fare un inchiesta sulla sanguinosa guerra di mafia Corleonese).
Sarà, da quel momento in poi, un continuo passaggio tra tv e carta stampata. Numerose i suoi contributi per i maggiori quotidiani e settimanali italiani: dal Corriere della Sera a Repubblica, dalla Stampa al Giornale nuovo al Resto del Carlino, da Panorama all'Espresso, da Epoca ad Oggi. Sarà inoltre diverse volte direttore dei telegiornali Rai e riuscirà a pubblicare, fino ad oggi, più di ottanta libri; alcuni dei quali vincitori di prestigiosi premi letterari.
Tra i programmi più popolari condotti da Biagi vanno ricordate le varie serie di "Film


Stupefatto lo stesso Biagi che la sera stessa, durante il suo programma, replicò "Lavoro qui in Rai, dal 1961, ed è la prima volta che un presidente del Consiglio decide il palinsesto. Cari telespettatori, questa potrebbe essere l'ultima puntata del Fatto. Dopo 814 trasmissioni, non è il caso di commemorarci".
Dopo una lunga querelle tra il giornalista e la dirigenza Rai, Biagi decise di non rinnovare il contratto. Sparì così dalla Tv per due anni per poi tornare grazie all'invito di Fabio Fazio alla trasmissione "Che tempo che fa". La notizia del ritorno suscitò, naturalmente, scalpore e polemiche soprattutto da parte della stampa della destra italiana. Biagi ritorna in tv soltanto l’aprile di quest'anno, con il programma Rai “Rt - Rotocalco televisivo” (un ritorno
alle origini), ripresentadosi al pubblico con una ironico: "Buonasera, scusate se sono un po' commosso e, magari, si vede. C'è stato qualche inconveniente tecnico e l'intervallo è durato cinque anni".
Biagi non era comunque nuovo a questi “allontanamenti” dettati dal potere politico. Come quando nel 1951, fu allontanato dal Resto del Carlino con l'accusa di comunismo dall'editore in seguito alla sua firma di sostegno al Manifesto di Stoccolma contro la bomba atomica.
O nel 1960 quando fu costretto a dimettersi dalla carica di direttore al settimanale Epoca, per la reazione dell'allora presidente del Consiglio Tambroni per un articolo sugli scontri di Reggio Emilia e Genova. O, infine, nel 1963 fu esautorato dalla Rai, in seguito alle critiche del Psdi e della destra, che lo accusava, nuovamente, di simpatie comuniste.
Dopo una lunga querelle tra il giornalista e la dirigenza Rai, Biagi decise di non rinnovare il contratto. Sparì così dalla Tv per due anni per poi tornare grazie all'invito di Fabio Fazio alla trasmissione "Che tempo che fa". La notizia del ritorno suscitò, naturalmente, scalpore e polemiche soprattutto da parte della stampa della destra italiana. Biagi ritorna in tv soltanto l’aprile di quest'anno, con il programma Rai “Rt - Rotocalco televisivo” (un ritorno

Biagi non era comunque nuovo a questi “allontanamenti” dettati dal potere politico. Come quando nel 1951, fu allontanato dal Resto del Carlino con l'accusa di comunismo dall'editore in seguito alla sua firma di sostegno al Manifesto di Stoccolma contro la bomba atomica.

Con la scomparsa di Enzo Biagi se ne va sicuramente un grandissimo esempio di giornalismo libero che ricerca la verità a tutti i costi senza dover ricorrere a

Un valore caratteriale forgiato, forse, dalle sue modeste condizioni sociali e dall’ambiente di un minuscolo paesino dell'Appennino tosco-emiliano, in provincia di Bologna, dove nasce il 9 agosto 1920 da padre aiuto magazziniere di uno zuccherificio e la madre massaia.
"Ho sempre sognato di fare il giornalista - disse un giorno Biagi - lo scrissi anche in un tema alle medie: lo immaginavo come un 'vendicatore' capace di riparare torti e ingiustizie. Ero convinto che quel mestiere mi avrebbe portato a scoprire il mondo".
Ci mancherà il suo stile pacato, semplice ma appassionato e autentico.
Addio Maestro.
Ci mancherà il suo stile pacato, semplice ma appassionato e autentico.
Addio Maestro.
La bellissima intervista delle Iene a Biagi:
Commenti
Siamo in pessime mani ;)
Biagi ci mancherà, mai come ora avremmo bisogno di lui...
Particolarmente toccante la risposta nell'intervista delle Iene alla domanda "Cosa c'è dopo la morte?"
:-(
Io sul futuro del giornalismo italiano punto tutto sui giovani e in particolare su Saviano.
Bacioni
Uomini così ce ne sono stati pochi...
NON HO PAROLE!!!!
come fa certa gente ha dormire serena la notte per me rimarrà sempre un mistero!!!!
p.s.: anche questo post mi è piaciuto molto... sempre chiaro, puntuale e preciso... complimenti davvero!