23 febbraio 2008

Polaroid: ritorno al futuro?

Se pronuncio Polaroid, a cosa pensate subito? Sì, proprio loro, le mitiche macchine per foto istantanee che hanno segnato la storia della fotografia e del costume mondiale. Adesso la storica società ha inevitabilmente deciso lo stop alla produzione di pellicole che sarà definitivamente fermata quando sarà raggiunto lo stock sufficiente a coprire le esigenze di stampa per tutto il 2009. Chiuderanno così gli impianti in Usa, Messico e Olanda dove vengono ancora prodotte le speciali pellicole. Già l’anno scorso la compagnia aveva smesso di produrre le macchine fotografiche, ben dopo sessant'anni di onorata attività.
Il marchio “Polaroid” nasce esattamente nel 1937 con l’unico intento di produrre lenti polarizzate (da qui il nome) a uso scientifico e militare. Poi arriva la felice invenzione delle foto istantanee cui segue la commercializzazione della prima, vera e propria Polaroid che debutta quasi dieci anni dopo, nel 1948. Il celebre modello “Swinger”, dal costo esorbitante di 20 dollari, viene invece introdotto nel 1965 e diviene subito popolarissimo in tutto il mondo. Negli anni '70 sarà la Polaroid “OneStep” a divenire il modello in assoluto più venduto di macchina fotografica al mondo. Un successo inarrestabile che crea un fenomeno incredibile. Oggi, nell'era del digitale, quando con un qualsiasi
telefono cellulare siamo in grado di immortalare immagini e spadroneggiano le foto digitali, lo spazio per le classiche macchine Polaroid è molto risicato. Già a partire dal 2001 la società aveva avviato le pratiche per bancarotta dopo aver registrato perdite per tre trimestri di seguito. Basti pensare che le vendite di macchine fotografiche erano passate dai 2,3 miliardi di dollari del 1994 ai 752,7 milioni del 2003.
Ma se la Polaroid mette in soffitta le macchine per foto istantanee da lei create, un motivo ci sarà. Infatti si è deciso di puntare tutto nel settore delle macchine digitali e la speranza è quella di ritornare leader del mercato delle stampe istantanee. Già pronta da lanciare sul mercato è la futuristica tecnologia ZINK (Zero Ink Printing Technology). La Polaroid infatti vorrebbe produrre una fotocamera di tipo “prosumer” con stampante incorporata che utilizza una speciale carta in piccoli fogli da 2x3 pollici. Ed è proprio la carta il fulcro del processo di stampa: sotto uno strato protettivo polimerico è presente una materiale composto da cristalli coloranti. La stampa delle foto dunque non verrebbe eseguita attraverso gli standard attuali come la sublimazione o il ricorso all’inchiostro, ma grazie ad un processo termico innovativo: i cristalli risultano bianchi prima del processo di stampa, durante il quale vengono attivati per mezzo, appunto, del calore che produrrebbe stampe istantanee nel giro di 30 secondi. Il prezzo? Si vocifera sia intorno ai 250 euro. Per adesso la piccola stampante “ZINK”, associata alle nuove macchine digitali Polaroid, può essere connessa anche alle normali fotocamere tramite la porta USB 2.0, ma fornisce un'ottima piattaforma di stampa anche per i cellulari dotati di connettività Bluetooth (senza fili). Insomma, è in arrivo una nuova fotocamera destinata alla nuova era digitale che la dice lunga sulla volontà di Polaroid a tornare sul mercato in grande stile con un prodotto tutto nuovo.
Voi cosa ne pensate di questa strategia? Sarà un successo o invece sarà solo il disperato tentativo per avvicinare i vecchi nostalgici? Il fascino delle vecchie foto Polaroid, consentitemelo, è però unico e inimitabile.
Per la cronaca: il bimbo immortalato dalla sua mammina nella “vecchia” Polaroid in apertura…è il sottoscritto ;)

21 febbraio 2008

Intervista doppia: Raoul Bova VS Alessandro Gassman

Ritorna l’appuntamento delle Interviste Doppie delle Iene. Questa volta accontento finalmente tutte coloro che mi chiedevano sempre perché parlassi solo di…gentil sesso. Così, dopo la precedente puntata dedicata alle femme-fatale Hunziker e Yespica (che Dio, o chi per lui, le benedica!), oggi faccio un regalo a tutte voi. Intervista doppia a Raoul Bova e Alessandro Gassman! E poi non dite che non vi penso. Prima della intervista doppia, una breve ma esauriente biografia sopra le righe ma non troppo. Anche se scommetto che saranno più interessanti gli scatti a corredo. Perciò, signore e signori, ecco a voi i due famosi “tocchi di manzo” (Littizzetto docet) da agricoltura italiana biologica e controllata docG.

Iniziamo da mister Raoul Bova. Nasce a Roma il 14 agosto 1971 da una famiglia tranquilla ai quali è molto legato e composta dal padre dipendente Alitalia e calabrese doc (esattamente di Roccella Jonica…ci tengo a dirlo! Ma quanto siamo fichi noi calabri?), la madre casalinga e la sorella Daniela. Dopo essersi diplomato alle scuole magistrali si iscrive all' ISEF, che però abbandona poco dopo. La sua passione è infatti il nuoto e questa sua carriera sportiva lo porterà a vincere, a 16 anni, il campionato italiano giovanile di nuoto nei 100 metri stile dorso. Dopo il servizio militare si iscrive ad alcuni corsi romani di recitazione ma li abbandona presto per potere muovere i primipassi sulle scene. Il suo primo esordio avviene così nel 1993 nello sceneggiato televisivo “Una storia italiana”, biografia dei fratelli Abbagnale, glorie del canottaggio italiano. Da qui al grande schermo il passo è breve e graduale, anche se i suoi primi ruoli sono espressamente conformi al suo invidiatissimo aspetto fisico. Si spiega così il suo primo vero successo del 1993 con “Piccolo grande amore” di Carlo Vanzina nel quale interpreta il bellone che conquista la classica principessa straniera (interpretata da Barbara Snellenburg ). Una pietra miliare “de noantri”, insomma.
La sua fama a braccetto con la sua sempre più fresca e canonica bellezza e la faccia da bravo ragazzo, lo incoronano idolo delle adolescenti italiane…e non solo. Non a caso è stato proclamato più volte, negli anni, come "il più bello d'Italia". Il suo primo (e finora unico) storico calendario in pose molto…audaci e platinate è ancora un cult dopo aver fatto parecchie vittime. La sua carriera lo ha anche ultimamente portato in America dove la sua indiscutibile bellezza mediterranea non è passata inosservata. Lo abbiamo così visto nel dimenticabile “Aliens Vs Predator” (2004) e ancor prima in "Avenging Angelo - Vendicando Angelo" (2002) e "Sotto il Sole della Toscana - Under The Tuscan Sun". Degno di nota un indimenticabile spot per una famosa marca di cosmetici dove viene sbaciucchiato da Miss Veronica Ciccone (alias Madonna), per poi tornare a interpretare diversi ruoli in alcune recenti fiction italiane di successo (da “Nassiriya” ai vari “Ultimo”). E recentemente tornato al successo quando ha capito che l’unico modo per guadagnarsi la pagnotta è “darsi in pasto” al suo pubblico in preda agli ormoni impazziti: nel 2003 è di nuovo al successo con il film "La finestra di fronte" accanto a Giovanna Mezzogiorno e diretto da Ferzan Ozpetek. Nel 2007 è uno dei protagonisti del film drammatico "Io, l'altro" (2007) e dell’inutile "Milano Palermo: il ritorno" (2007). Nuova dose di popolarità con il successo di “Scusa ma ti chiamo amore”, commedia sentimentale campione d'incassi, dove recita ancora in una parte da “bello e possibile, faccia pulita e fidanzato della porta accanto” perfettamente ritagliata per lui. Dopo un breve fidanzamento con l'attrice Romina Mondello e numerosi flirt (fra cui si vocifera uno con la biondissima Sharon Stone), Roul ha sposato Chiara Giordano dalla quale ha avuto due figli: Alessandro Leon e Francesco. Ovvero: state lontane da lui e scordatevi di poterci affondare le vostre unghiette affilate e fameliche.
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Ma passiamo a quello che è il “rivale” di Raoul Bova, visto che gli contende costantemente la nomea di più bello d’Italia: Alessandro Gassman. Nato a Roma il 24 febbraio 1965, è sicuramente uno dei giovani attori italiani più apprezzati ma con la continua ombra del più celebre, irraggiungibile e immenso padre, Vittorio Gassman. Proprio grazie al paparino, Alessandro a soli diciassette anni debutta al cinema con "Di padre in figlio", scritto e diretto dal padre Vittorio. Ma non è un capriccio o un privilegio da raccomandato doc, tant’è che Alessandro decide di studiare seriamente recitazione per due anni alla “Bottega Teatrale” di Firenze. Inizia così una lunga gavetta a teatro che gli lo porta a vincere, nel 1984, il “Biglietto d'oro” con "Affabulazione" di Pasolini. Dimostra così di saperci fare e dal 1986 continua a lavorare ininterrottamente non solo sul palcoscenico ma anche per la televisione e il cinema. Dal 1993 inizia un sodalizio artistico col collega e amico (in tutti i sensi) Gianmarco Tognazzi, anch’esso emblema del raccomandato italiano (essendo figlio del grande Ugo Tognazzi). Insieme sfornano una sfilza di film insulsi (uno per tutti “Teste di cocco”), un doppiaggio nel gradevole ma sfortunato cartoon “La strada per Eldorado” della Dreamworks ed infine una più decente versione teatrale di “A qualcuno piace caldo” che ottiene un buon successo di pubblico e critica. Dall’alto del suo metro e 92, Alessandro è riuscito anche a bissare il successo di Raoul Bova in versione "supermacho-tesmonto-quantosòfiko" nei 12 scatti che compongono il calendario sexy per la rivista “Max”, andato a ruba.
Tra i successi cinematografici degni di nota ricordiamo “Il bagno turco (Hamam)” (1997) di Ferzan Ozpetek, che riscuote un ottimo successo sia in Italia che il molti altri paesi. La sua interpretazione gli vale molti riconoscimenti (fra i quali come miglior attore emergente) e gli permette di lavorare anche all'estero. Ha partecipa a diverse fiction come “Piccolo mondo antico”, “Le stagioni del cuore” e “La guerra è finita”. Negli USA partecipa all'action movie “Transporter: Estreme”. In questi giorni e tornato al cinema italiano con “Caos calmo”, già in testa agli incassi, nella convincente parte del fratello del protagonista, interpretato da Nanni Moretti. Sposato dal 1998 con Sabrina Knafliz da quale ha avuto un figlio, Leo, nato sempre nel 1998. Anche in questo casoNISBA! ;)

E voi chi preferite? Io, per partigianeria tifo per il mio conterraneo Raoul, ma Gassman riguardo a qualità recitativa e simpatia, secondo me, lo stacca di parecchio.



Alessandro Gassman & Raoul Bova, intervista doppia:


Il celebre spot con Madonna e Raoul Bova:

...e per par-condicio, lo spot con Alessandro Gassman:

20 febbraio 2008

500 “Pepita”: il gioiello Fiat

È stata una delle chicche della mostra "Scrigno - Tesori d'Italia", avvenuta a Roma dall’ 8 al 10 febbraio presso lo Spazio Etoile di Palazzo Ruspali, dedicata a diversi prodotti di altissima gamma di lusso proposti da settanta aziende italiane. La principessa incontrastata è stata lei: un modello extra-lusso di Fiat 500 soprannominata “Pepita”. Le sue lussuosissime caratteristiche? La Pepita vanta una verniciatura con polveri micronizzate di oro a 24 carati disperse in una speciale vernice trasparente in bagno di platino. Dorati anche i fianchi dei pneumatici, i “Pzero” realizzati da Pirelli appositamente per quest’auto. Interno in pelle di struzzo, pomelli del cambio, del freno a mano e della pedaliera decorati in cristallo Swarovski, cruscotto rivestito in autentica e preziosissima madreperla australiana. A completare il tutto ci pensano i tappetini, rigorosamente in moquette cachemire “Loro Piana” ed il rivestimento del padiglione realizzato con finissima Alcantara traforata. Per non rinunciare ad ogni forma di lusso conosciuta è possibile assecondare i capricci dei più spendaccioni con la scelta di altre 48 tipi di pietre preziose che possono essere incastonate in tutto l’abitacolo, così come i pellami che possono essere scelti fra pitone, coccodrillo, lucertola, serpente, razza o squalo.
Ulteriore lusso ed esclusività da oreficeria si confermano poi nella scritta “Pepita” riportata sul cruscotto, le cui ultime tre lettere formano un tricolore di pietre preziose: smeraldo per la I, diamante per la T e rubino per la A.
La realizzazione di questo gioiello è opera dello “Studio M”, attivo nel settore delle elaborazioni, allestimenti speciali e personalizzazioni di vetture esclusive per i ricconi di tutto il globo. La valutazione si aggira intorno ai 70.000 euro chiavi in mano, e lo studio M ha già fatto sapere che esistono già due potenziali acquirenti europei, pronti a sborsare la cifra a parecchi zero. Quella che per adesso è già stata definita “la Fiat 500 più cara al mondo” avrà comunque presto una cugina altrettanto chic: c'é in cantiere la realizzazione di una Fiat 500 in platino e nero opaco che si chiamerà “Bicolor”. Insomma, avete una larga gamma di scelta circa il regalo che potete farmi per il mio prossimo compleanno. A proposito: interni in pelle umana di politico (per non scontentare gli animalisti), grazie.

Ps:…se proprio non vi garba la Pepita potete optare per un altro insignificante regalino: l’ annunciata e splendida “500 Abarth”; la celebre 500 dello Scorpione che farà commuovere alle lacrime i più nostalgici. Non importa se dovrò aspettare Luglio. Farò un piccolo sforzo.

19 febbraio 2008

"Cloverfield": indovina chi viene a cena?

Prendete Godzilla, il mostrazzo più scalmanato “distruggi-metropoli” per eccellenza e ben impiantato nell’immaginario collettivo mondiale…Fatto? Adesso shakeratelo con la presunta, misteriosa e fatale strega del bosco di Blair. Fatto? Ok…avete ottenuto un esemplare di “Cloverfield”, il tanto atteso “disaster movie” preceduto da una campagna pubblicitaria “virale” via web (ve ne ho parlato qualche post fa) orchestrata dal prolifico J.J. Abrams (a lato), papà di Lost, e che ha generato un’attesa spasmodica. Il film, molto sui generis, riesce a coniugare bene, appunto, il fascino del terrore di massa provocato da un mostro che distrugge la città e la sensazione puramente realistica che solo una ripresa amatoriale può dare. Ma le similitudini finiscono qua con le due pellicole citate. Abrams e il regista (si fa per dire) Matt Reeves tentano infatti di rivitalizzare il genere ormai obsoleto con un bel tocco di intelligenza e uno spruzzo di genialità. Prima di tutto è assente il Supereroe di turno che cerca di salvare il genere umano; qua troviamo solo un gruppo di ragazzi, più o meno credibili, che scappano da qualcosa di cui non hanno minima consapevolezza e dove ciascuno è artefice del proprio destino (“Lost” docet). Proprio questo insolito punto di vista, diverso da quello tradizionale del regista onnipotente, dal punto di vista tecnico, e dell’eroe, dal punto di vista dell’intreccio, crea intorno all’invasione un fitto e coinvolgente mistero (ancora “Lost” insegna). Proprio per questi motivi la trama è ridotta all’osso e, unica anticipazione, non saprete mai cosa sta accadendo realmente, perché e come. Nonostante la traballante camera a mano e i numerosi movimenti convulsi che possono dare il voltastomaco (sconsigliatissimo a chi soffre di questi disturbi), alcune scene sono ben girate e plausibili, avvicinandosi ad un’esperienza in prima persona degna di un simulatore forse mai provata in modo così soddisfacente in una sala cinematografica. Le varie scene, che non vengono riprese da molteplici telecamere poste su piani diversi, non permettono quindi allo spettatore di nascondersi al di sopra delle parti gustandosi lo spettacolo dall'alto, ma lo costringono in prima persona (quindi diviene esso stesso “oggetto”) a gettarsi con forza all'interno di una vicenda tanto terribile quanto paradossale, fornendo al contempo pochissimi dettagli sull'evento; tassello fondamentale del gioco. Ogni suono, movimento o grido disperato lo si vive come fosse reale, in quel piccolo spazio che la telecamera riesce con difficoltà a inquadrare mentre la città di Manhattan viene distrutta da una non precisata entità aliena. La forza della pellicola è sicuramente questa. A questo si aggiunge il basso profilo del cast prettamente funzionale alla furba scelta della produzione di creare e far persistere questo alone di mistero e curiosità. Il film, grazie anche alla durata esigua di 74 minuti, gode così di un ritmo incalzante, incedendo frenetico senza pause o impacci.

TRAMA
New York, 22 maggio 2007: Robert sta per partire per andare a lavorare in Giappone e tutti gli amici si riuniscono in un loft e organizzano una megafesta a sorpresa per salutarlo degnamente. Jason, il fratello di Robert, affida al suo amico Hud una telecamera, assegnandogli il compito di riprendere la festicciola e raccogliere tutte le testimonianze di affetto di tutti i presenti nei confronti del fratello. Tutto procede tra alti e bassi fino a che il palazzo viene scosso da quello che sembra un violento terremoto che causa un immediato blackout; tra esplosioni e urla è il panico. I nostri si accorgeranno molto presto che si tratta di ben altro, di qualcosa di più terrificante: una gigantesca e misteriosa creatura di pessimo umore sta infatti radendo al suolo Manhattan. Arriva la bella scena madre, molto simbolica, con la testa della Statua della Libertà (povera stella, manco tempo di riprendersi dal recente “
I am legend”! Un giorno o l’altro si vendicherà) che vola come una palla infuocata fra i grattacieli mentre dal cielo piovono detriti che condensano una mastodontica nube di polvere. Unica via di salvezza è abbandonare immediatamente la zona, se non fosse però che Rob non ha la benché minima intenzione di lasciare l'ex ragazza indietro fra le macerie...da qui il caos assoluto. Tutto un flashback…visto che il tutto è testimoniato dal filmino amatoriale ritrovato anni dopo nella zona, ormai deserta ed abbandonata, un tempo conosciuta come Central Park. Si presume un sequel?

Cloverfield, è da dirlo, non brillerà certo per ispirazione, nel senso più rarefatto del termine, ma è comunque una pellicola che ha la convinzione di poter rinnovare una vecchia forma espressiva attraverso nuove tecniche registiche e un progetto ben curato sotto molti punti di vista. La prova, inoltre, che non occorre spendere milioni di dollari in cast ed effetti speciali per produrre una buona pellicola. Da vedere con un bel gruppo di amici. Che non soffrano di vertigini, ovviamente.

Il mio voto: 7--


"Cloverfield", trailer:

17 febbraio 2008

“Tre metri sotto terra”, la vendetta di Massimo Di Cataldo

Massimo Di Cataldo, famoso cantautore romano ma da qualche anno messo un po’ da parte dallo star system, ha deciso di dichiarare “guerra” a Federico Moccia, lo scrittore/regista feticcio degli adolescenti. A scatenare l’ira di Massimo è stata l'enorme operazione di marketing “Scusa MA ti chiamo amore”, titolo dell’ultimo film di Moccia (basato sull' omonimo libro) che sta registrando un gran successo di pubblico ai botteghini. Il titolo scelto da Moccia, infatti, ricalca una canzone scritta, cantata e incisa nel 2005 da Di Cataldo, dal titolo “Scusa SE ti chiamo amore” che ebbe un discreto successo. Una differenza tra i due titoli caratterizzata apparentemente solo da un vocabolo messo lì strategicamente dal Moccia?
Fatto sta che la goccia che fa traboccare il vaso già stracolmo è la relativa colonna sonora del film mocciano che, guarda caso, sforna la hit “Scusa SE ti chiamo amore” (già scaricatissima) cantata dal gruppo Sugarfree che non si limita solo a “ricordare” la vecchia canzone di Di Cataldo…ma la riprende sorprendentemente in molti passaggi! Il cantante non digerisce il fatto che non sia stata ammessa manco la “lontana” somiglianza tra i due titoli. Così, armato di penna e microfono, ha deciso di protestare mettendo online sul suo Myspace (aperto per l’occasione) e a disposizione di tutti, una canzone parodia che fa il verso al best seller “Tre Metri sopra il cielo” e a tutti quegli “scrittori di oggi, gente di marketing”. Una chiara invettiva leggermente velata al film “Scusa ma ti chiamo amore” ed al suo regista, molto ben riuscito. Il titolo? Semplicemente geniale:”Tre metri sotto terra” (o sarebbe meglio 3MST?) nato, come scrive l’artista romano sul suo Space, «tanto per parafrasare un titolo a chi senza troppi ma e soprattutto se, ha avuto l'ingenuità di fregarsene». La canzone da qualche giorno è stata inserita su Youtube ed il popolo del web sembra apprezzarla visto che il video ha già conquistato decine di cliccate.

Ecco il testo:

“Gli scrittori moderni/ gente di marketing/ uomini bravi nei rapporti sociali/ titolettisimpatici/ per romanzi generazionali/ che diventano film o una marca per occhiali/ Ma pensa al c**o che si è fatto Omero/ pensa a quello che si è fatto Dante Alighieri/ uccide più innocenti l'ignoranza che la guerra/ altro che sopra il cielo/ tre metri sotto terra/ I cantanti moderni/ certe volte s'incazzano/ per questioni d'umore e diritti d'autore/ variazioni sintattiche/ che fanno il verso a canzoni note/ e cambiando le note ricompongono nuove canzoni/ Ma pensa al c**o che s'è fatto Wagner/ pensa a quello che s'è fatto Ludwig Van Beethoven/ uccide più innocenti l'arroganza che la guerra/ altro che sopra il cielo/ tre metri sotto terra/ altro che sopra il cielo/ tre metri sotto terra/ E scusa se ti chiamo autore/ ma questo se non è un ma/ scambiato per errore / Ma pensa al c**o che si è fatto Omero/ pensa a quello che si è fatto Dante Alighieri/ uccide più innocenti l'ignoranza che la guerra/ altro che sopra il cielo/ tre metri sotto terra/ tre metri sotto terra”

Che sia un modo, paradossale, che permetta di ridare visibilità al reietto Di Cataldo?
Il cantante in effetti sta facendo numerosi sforzi, in questi anni, contro chi sembra ignorarlo per poi dare spazio ad altre situazioni non molto distanti dalla sua (si pensi anche al boicottaggio post “Music Farm”). Forse non c'è da dargli tutti i torti e lo dimostra anche il suo indubbio bel repertorio (ammetto…lo apprezzo molto!). A seguire la canzone parodia “Tre metri sotto terra” e i due brani: quello originale del 2005…e il nuovo brano “incriminato”. Che ne pensate?


Massimo Di Cataldo, "Tre metri sotto terra":

Sugarfree, "Scusa ma ti chiamo amore", 2008 :

Massimo Di Cataldo, "Scusa se chiamo amore", 2005:

www.myspace.com/massimodicataldospace

14 febbraio 2008

Lulu.com: la democrazia del libro!

Si chiama “self-publishing” e da la possibilità di pubblicare veri e propri libri, mantenendo il diritto d'autore, e venderli online. Il fenomeno si sta espandendo in tutto il mondo grazie a dei siti che permettono queste operazioni che consentono a chiunque di poter vedere pubblicato quel famoso “libro nel cassetto”. Curioso come questa novità stia crescendo soprattutto in Italia, come si evince dai dati entusiastici di Lulu.com, sito di self publishing sbarcato a ottobre 2006 nel mercato italiano, che ha dichiara di aver prodotto oltre 7200 libri in poco più di 12 mesi e vincendo così, nel 2007, il “Web 2.0 Award” nella categoria libri. Lulu è stata fondata in Canada nell’ormai lontano 2002 da Bob Young (uno dei fondatori di “Red Hat”, tra le più note distribuzioni Linux) che ha avuto la geniale intuizione di offrire e perfezionare i già esistenti servizi di print-on-demand e il fenomeno della pubblicazione a proprie spese ma eliminando qualsiasi intermediario e mettendo in contatto direttamente l’autore con il suo pubblico, dissolvendo i problemi di stampa, magazzinaggio e distribuzione! Leggenda vuole che decisiva sia stata l’esperienza del libro di Young, "Under the Radar", che aveva venduto (col classico editore) oltre 20.000 copie ma gli aveva fruttato solamente 2.311 dollari tolti i costi.
Fulcro dell’attività di Lulu è il “marketplace digitale” in cui gli utenti possono produrre, vendere o acquistare libri in modo estremamente semplice e vantaggioso: nessuno paga nulla, finché un libro non viene venduto e, anche allora, è l’autore stesso che ne decide il prezzo. A Lulu andrà solo una percentuale sul venduto. Finora oltre 2 milioni sono stati i prodotti venduti. Usare Lulu per pubblicare libri è semplicissimo: se non si ha già un romanzo o una raccolta di racconti o poesie nel cassetto, si può iniziare dai contenuti del proprio blog (questi libri sono stati battezzati “blook”) o dalle proprie fotografie (con Lulu si possono pubblicare anche libri fotografici, calendari e oggetti simili). Lulu infatti permette di realizzare progetti editoriali che vanno dal libro vero e proprio in diversi formati all’albo a fumetti, al libro fotografico fino ad arrivare addirittura a progetti multimediali più complessi come un Cd o un Dvd. Sempre con l’aiuto di Lulu si può cominciare a fare anche marketing sul proprio libro, acquistare pacchetti di distribuzione nei canali di vendita al dettaglio. Ad esempio, un libro tascabile a copertina morbida e rilegatura termica composto da 100 pagine, costerà solo 5,85 €. Il prezzo cresce a seconda del numero di pagine, dell'uso dei colori e della copertina.
Il mercato italiano, che si è rivelato feconda gallina dalle uova d'oro per la creatura di Bob Young, ha così scalato le vette delle classifiche posizionandosi al numero uno per produzione e vendita di libri pro capite. Curiosa la storia di molti esordienti che non si sono mai rivolti a un editore e che, dopo aver pubblicato su Lulu, hanno ricevuto una telefonata da parte di note società editoriali. Come accaduto a Emilio Cambiaghi o di Antonello Oggiano, contattati dall'editore Mursia che su Lulu aveva notato e poi pubblicato, rispettivamente, i loro "Manuale di autodifesa del tifoso juventino" e "Mandiamo la Juve in B". Ma accade anche che noti scrittori affermati decidono di scegliere Lulu per pubblicare i loro libri, come il romanziere Giuseppe Genna, scuderia Mondadori, che si è affidato a Lulu per produrre e vendere online il suo ultimo "Medium"; o Roberto Vacca, professore e conduttore Rai, che dopo aver pubblicato con Mondadori, Bompiani, Fabbri e Rizzoli, ha deciso di ripubblicare e vendere "Crude and Evil" in inglese su Lulu. E ancora: Maurizio di Bona, classe 1971, disegnatore per Beppe Grillo e Smemoranda che su Lulu pubblica e vende "Scarabocchio Ergo Sum". Autori noti o meno noti che le case editrici guardano con attenzione alla ricerca di una novità, di un best-seller, con cui Lulu mantiene contatti segnalando sempre quanto succede nella sempre più grande community che è nata intorno al sito. Il collegamento del sito in esclusiva con Amazon.com, ad esempio, dà agli autori accesso a milioni e milioni di persone attraverso il catalogo online.
Il 2008, che conferma la tendenza di un prodotto pubblicato ogni 1 minuto e 75 secondi, è considerato "l’anno degli autori". E non è detto che proprio voi possiate essere l’Umberto Eco del futuro prossimo del mercato dell' editoria italiana e mondiale. Insomma, un popolo di eroi, navigatori (web) ma soprattutto di scrittori (sempre web!) che potete trovare e acquistare in formato digitale o cartaceo spulciando sugli scaffali delle pagina web di Lulu. Allora? Ancora state lì? Cosa aspettate a tirare fuori i vostri polverosi manoscritti dalle casseforti?

http://www.lulu.com/it/

12 febbraio 2008

“Spot!”: nuove Honda Civic e Ford Focus, magnifiche esecuzioni!

Nuovo appuntamento con “Spot!”. Dopo l’inaugurazione di questo nuovo spazio su CliccareMimmo (nella colonnina di sinistra trovate il nuovo angolo dedicato!), con la doverosa celebrazione del padre di tutti gli spot, Carosello, il secondo appuntamento ci riporta prepotentemente ai giorni nostri. Come dimostrazione che ogni tanto qualche buona idea viene fuori dalla testa dei “creativi”.
Protagonisti sono ben due spot, che ho deciso di trattare entrambi perchè molto simili ed ugualmente SPLENDIDI. Si tratta delle nuove campagne per il lancio del restyling di due storiche autovetture: la nuova Ford Focus e la rinnovata Honda Civic. Trovo che quella della Focus è una delle più originali e strepitose campagne degli ultimi anni. L’intuizione è semplice: la Focus è paragonata ad un capolavoro di componimento musicale, eseguito in modo magnifico da un orchestra. Ma la vera genialità è stata quella di realizzare un'orchestra che suona strumenti ricavati utilizzando i reali componenti della vettura e perfettamente funzionanti! Sul sito della Ford si possono addirittura seguire le numerose e diverse fasi del mastodontico progetto per la quale sono stati realizzati ben 15 incredibili strumenti musicali diversi. Abbinateci anche una bellissima composizione originale di Craig Richey, intitolata "Ode alla nuova Ford Focus", e lo spot prende vita in tutta la sua bellezza.
Di grande impatto anche la campagna della Honda che ha scelto di pubblicizzare la sua nuova Civic con un progetto simile a quello della Focus, chiamato "Choir". Qui troviamo, infatti, un fantastico coro che riproduce alla perfezione i suoni ambientali esterni all’ autovettura (visto che all'interno non ci sono rumori). Il risultato è eccezionale!
Vedere (e ascoltare) per credere! A seguire i due spot in versione integrale che hanno fatto man bassa del senso dell'orchestra/coro come metafora del coordinamento armonico, tale che tutto funziona meravigliosamente. Che ne dite? Quale preferite fra i due?

Ford, "Magnifica esecuzione":


Honda "Choir":



http://www.nuovafordfocus.com/
http://www.nuovacivic.com/
http://www.craigrichey.com/