05 dicembre 2006

Re Chavez ?...


Hugo Chavez è stato rieletto presidente del Venezuela durante le votazioni svoltesi il 3 dicembre 2006 assicurandosi la permanenza nel Palazzo di Miraflores per altri sei anni.
Appena saputa la notizia si è affacciato al balcone con la camicia rossa rispondendo alla folla dei suoi sostenitori, tutti vestiti di rosso, intonando l'inno nazionale e pronunciando poche parole di esultanza: «Viva la rivoluzione socialista! Il destino è stato scritto!»



Chavez, un ex ufficiale militare, fu coinvolto in un colpo di stato fallito nel 1992, che mirava a rovesciare il governo del Presidente Carlos Andres Perez. Fatti due anni di prigione, alcuni anni dopo, nel 1998, Chavez irrompe sulla scena politica, con mezzi democratici, proclama la lotta di classe marxista e vince la presidenza con la promessa di usare il potere coercitivo dello stato per chiudere il divario fra ricchi e poveri dopo aver militarizzato le istituzioni.
Il fatto è che invece sotto il suo governo la povertà è aumentata.
Si ingannano i poveri dicendo loro che hanno diritti di proprietà quando, alla fine, come andrà usata la terra lo stabilisce il governo.
Essi continuano a non avere la libertà economica, anche se gli si fa credere il contrario.
Non solo: oggi la corruzione e la violenza sono la norma.
Se Chavez fosse veramente il protettore del suo popolo, creerebbe un contesto in cui i venezuelani potessero condurre vite da persone indipendenti anziché da sottoposti. Un ottimo primo passo sarebbe la completa privatizzazione dell’industria petrolifera, che porterebbe alla creazione di mercati paralleli, all’aumento di opportunità di lavoro e di qui ad un maggiore benessere per i poveri.
Senza la libera impresa e la decentralizzazione del potere, il Venezuela non realizzerà mai il suo potenziale da svariati milioni di dollari.

Gli psichiatri venezuelani da tempo hanno definito Chavez come un esempio da Manuale diagnostico e statistico dell'Associazione americana di psichiatria Secondo cui un paziente è affetto da DNP (Disordini Narcisistici della Personalità) se sono rintracciabili in lui almeno cinque di nove criteri diagnostici. Il dottor Alvaro Requena, un noto psichiatra venezuelano, sostiene che in Chavez si possono rintracciare tutti e nove.
Nel Manuale la sezione 301.81 inizia proprio così:

"…Ha un grandioso senso di sopravvalutazione di se stesso; è ossessionato da fantasie di successo, potere e brillantezza illimitati; ha bisogno di ammirazione eccessiva; ha irragionevoli aspettative di un realizzarsi automatico delle sue aspettative; mostra comportamenti o atteggiamenti arroganti…”

Suona misteriosamente come un breve schizzo del carattere del nostro caro presidente venezuelano!
Basta solo osservare le frequentissime apparizioni di Chavez a reti unificate, in cui il presidente offende, perora, canta, racconta legge, richiama e dà ordini dal vivo su tutti i canali tv e tutte le radio, con dei discorsi che possono durare da 5 minuti fino a 4 ore, o chissà quanto.

Narcisismo e potere politico formano un cocktail esplosivo.

In Venezuela, negli ultimi cinque anni, il narcisismo di Chavez ha condotto a una sistematica selezione nel suo pool dei consiglieri e collaboratori ritenuti veramente fidati (allo stesso modo di Castro, l'unica voce che Chavez sembra stia a sentire).
Persone con dei punti di vista che si discostano anche di poco da quelle del comandante decadono dalla sua considerazione rapidamente e spesso in maniera brutale.
Coloro che arrivano a esprimere pubblicamente il proprio disaccordo col presidente vengono apertamente demonizzati, umiliati e minacciati nelle trasmissioni a reti unificate in tutto il paese. Provenendo da un uomo che ha diversi gruppi paramilitari ai suoi ordini, si tratta di minacce serie.
Lealtà totale al culto della personalità viene chiesta e lealtà totale al culto della personalità viene ottenuta.
Chiaramente, non può aver luogo alcun reale dibattito politico: le scelte politiche non sono il risultato di un genuino processo di scambio di opinioni. Al contrario, si tratta di una serie di ordini in stile militare che fra di loro sono incoerenti, e molto spesso drasticamente impraticabili.

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Ma ho cercato anche notizie su Manuel Rosales, il candidato delle destre sconfitto in maniera durissima da Hugo Chávez.
Pare che sia stato un golpista dell’11 d’aprile 2002, uno che si fece fotografare con l’effimero dittatore Carmona nel palazzo di Miraflores.
Ma il suo discorso è stato depurato da qualunque parola d’ordine della destra economica. Gli spin doctors mandati dagli Stati Uniti lo hanno trasformato in un socialdemocratico, uno statalista impresentabile per la buona società.
Mentre dal basso il movimento bolivariano di Chavez usa lo stato, e soprattutto l’impresa pubblica petrolifera, per generare diritti, inclusione e sviluppo, Rosales con il programma “Mi negra” (che puzza di razzismo!!!) ha distribuito in piena campagna elettorale 2.5 milioni di carte di credito a cittadini poveri.
La carta di credito sarebbe stata attivata ad elezione di Rosales avvenuta!!!!
Incredibile!!!!!

Ci vuole molto cinismo allora per accusare Chávez di assistenzialismo per aver dato impulso alla costruzione, da zero o quasi, di sistemi sanitari e scolastici pubblici. Ma bisogna essere in malafede per non accorgersi del gioco sporco e del trasferimento di risorse pubbliche dai poveri (che sarebbero stati comprati con l’illusione di ricevere contante) all’impresa privata dietro iniziative come “Mi negra”.
La grande sconfitta di Morales testimonia dunque una svolta epocale.
Chávez, i molti Chávez dell’America Latina, quelli già al governo e quelli che ancora mancano all’appello, a partire dal Messico, non sono una meteora.
Il discorso neoliberale non compra più nessuno.
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Alla fin fine…le vere vittime di questi giochi di potere restano SEMPRE le popolazioni coinvolte, il loro futuro, la loro libertà sociale, politica e umana!

Per comprendere veramente questa situazione noi forse non possiamo fare altro che vedere attraverso gli occhi dei vari “testimoni” che vivono DENTRO queste società.
In merito ho trovato questa testimonianza di un giornalista sulle condizioni di Maracaibo:


“Maracaibo dovrebbe prosperare: qui si estrae il grosso dei 3,2 milioni di barili di greggio prodotti ogni giorno dal Venezuela.
Invece è una città immensa e desolata, sotto un sole plumbeo. Il vecchio centro, vicino al porto, è invaso da venditori ambulanti.
Nella baia pullula un’alga verde e puzzolente che uccide i pesci. I larghi viali sono attraversati da taxi collettivi, vecchie e scalcagnate auto americane degli Anni ‘70.
Grandi blocchi di edifici fatiscenti e qualche residenza più elegante, sorvegliata come Fort Knox, punteggiano un orizzonte piatto di strade fiancheggiate da povere case e da piccoli appezzamenti di terreno incolto.
Qualche grattacielo attorno a piazza della Repubblica offre l’illusione della metropoli.
I fast food illuminati al neon, un paio di terrazze invase dalle zanzare, un giardino pubblico ben tenuto e un ristorante con un bar dominato da uno schermo gigante ricordano che siamo in centro.
Per entrare bisogna lasciarsi palpare da un gorilla in smoking che controlla la presenza di armi…”


La cosa che sconvolge è il fatto che Chavez alla gente piace, ma bisogna liberarsi del clientelismo per un progresso sociale durevole.
Che fare?
Attendere la caduta del prezzo del petrolio e con esso quella del regime?
Almeno fino a che l’alto prezzo del petrolio gli permetterà di avere risorse infinite da investire nella sua personale campagna contro la globalizzazione, il neoliberismo e naturalmente gli Stati Uniti.



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