19 marzo 2007

L'invasione dei falsi cinesi

Guardate l'immagine qui sotto a fianco e valutate se le due scatole non sembrano appartenere alla stessa linea di prodotti.

Di questa somiglianza portata all'estremo tra i Ferrero Rocher e i Tresor Dorè di produzione cinese se ne sono accorti gli uffici legali dell'azienda di Alba e due anni fa hanno iniziato le azioni legali contro l'industria cinese.

L'azione legale è iniziata due anni fa, quando un tribunale cinese si espresse a favore della versione locale, motivando la decisione sulla base del fatto che la marca Montresor (produttrice dei Tresor Dorè) era più conosciuta della Ferrero, che iniziò le esportazioni verso la Cina solo negli anni 80.


Il vero problema giuridico derivava però dal fatto che Ferrero non ha mai registrato il marchio Rocher in Cina, ma la stessa è poi riuscita a vincere il processo d'appello, basando la sua richiesta sull'evidenza che il prodotto cinese è identico al suo e la Corte Suprema ha deciso per un nuovo processo iniziato a Gennaio di quest’anno che si è concluso con la sentenza definitiva del tribunale di Nanchino, che ha condannato la Societa' Montresor - Zhangjiagang Food a ritirare dal mercato le sue imitazioni delle praline Ferrero Rocher e a pagare una multa di 72 mila euro.

...ma questo non è di certo il primo e neppure l'ultimo dei tarocchi!


Infatti, cambiando mercato ma rimanendo in Cina, nel mese di Dicembre 2006 la Great Wall Motors ha presentato la sua nuova utilitaria, la “Peri”, che presenta vistose somiglianze con la Fiat Panda...confrontate voi stessi con l'immagine a lato!

La Fiat sta quindi considerando un azione legale contro questa società e contro la “Peri” che, presentata al Motor Show di Pechino a Novembre, andrà in vendita in primavera in Cina e in estate proprio in Italia.

Queste storie esemplificative vanno ancora una volta a definire uno dei principali inibitori agli investimenti occidentali in Cina, che vedono una triste e scoraggiante combinazione tra una cultura dell'imitazione e una situazione legale poco chiara.
Basti solo pensare che il commercio di tutti questi prodotti contraffatti (in primis il settore dei giocattoli) frutta nel mondo qualcosa come 50 miliardi di euro, pari alla metà del fatturato della vendita dei prodotti originali. Solo il 2 % dei prodotti made in Italy che i Paesi stranieri importano, sarebbero realmente italiani, i rimanenti sono volgari copie che fanno fruttare guadagni da capogiro!!

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